Dossier Scuole Segrate
L'articolo racconta come il sistema scolastico di Segrate, un tempo considerato tra i migliori della Lombardia, sia progressivamente peggiorato negli ultimi anni.
Attraverso testimonianze di genitori e insegnanti, viene descritto un quadro fatto di problemi organizzativi, scarsa manutenzione degli edifici, servizi educativi affidati con logiche principalmente economiche e una generale mancanza di ascolto da parte dell'amministrazione comunale.
Tra le criticità evidenziate ci sono doposcuola poco qualificati, mense con qualità percepita in calo, scuole spesso chiuse nel pomeriggio, edifici con problemi strutturali e ritardi negli interventi di sicurezza e manutenzione.
Il tema centrale dell'articolo è la mancanza di programmazione, controllo e dialogo con le famiglie, che avrebbe portato nel tempo a un deterioramento complessivo del sistema scolastico.

Le scuole di Segrate: da eccellenza lombarda a sistema trascurato
Fino al 2015 le scuole di Segrate erano considerate tra le migliori della Lombardia.
Un sistema educativo di qualità, costruito negli anni con investimenti costanti,manutenzioni programmate, servizi educativi stabili e una forte collaborazione tra amministrazione, dirigenti scolastici e famiglie.
Oggi purtroppo il quadro è molto diverso. Non si tratta di una polemica politica.
Basta ascoltare le famiglie, i genitori impegnati nella vita scolastica, gli insegnanti, per capire che qualcosa negli ultimi anni si è rotto. E non per mancanza di risorse: il problema principale è stata l'incapacità amministrativa e gestionale della giunta di sinistra, che ha progressivamente smantellato un sistema che funzionava.
Cosa ancora più grave è stato il rifiuto espresso e dichiarato dell'amministrazione uscente di non dialogare con i genitori. Tutte le volte che i Presidenti dei Consigli di Istituto hanno chiesto via Pec incontri non hanno mai ricevuto risposta. Tutte le segnalazioni dei genitori non hanno avuto riscontro perché questo comune "dialoga con la scuola e non con i genitori".
Bandi scritti male e servizi a rischio
Uno dei primi segnali di questa incapacità si è manifestato già nel 2018 con la gestione del bando per i nidi comunali.
Il bando per la gestione dei servizi educativi venne impostato con criteri che privilegiavano quasi esclusivamente il fattore economico, trascurando in modo grave la qualità pedagogica e organizzativa del servizio.
Il risultato fu paradossale:
la gara rischiò di essere vinta da una realtà completamente sconosciuta al territorio, priva di esperienza nella gestione di servizi educativi complessi.
Furono proprio alcuni genitori, durante l'estate, a rendersi conto delle anomalie e ad approfondire la situazione. Attraverso verifiche sui requisiti societari emerse che la struttura vincitrice non possedeva le capacità organizzative necessarie per gestire i nidi di Segrate.
Solo dopo l'intervento e la pressione dei genitori il Comune fu costretto a effettuare verifiche tecniche più approfondite che portarono alla revoca dell'assegnazione.
È un episodio emblematico. Non dimostra solo un errore amministrativo.
Dimostra qualcosa di più grave: un'amministrazione incapace di scrivere e gestire bandi pubblici complessi, mettendo a rischio servizi fondamentali per le famiglie.
Doposcuola: servizi al minimo costo, qualità al minimo livello
Le stesse criticità si sono ripetute negli anni nella gestione del doposcuola.
Il servizio, che dovrebbe rappresentare un supporto educativo fondamentale per le famiglie che lavorano, è stato spesso affidato con criteri esclusivamente economici, con compensi molto bassi per gli operatori.
Il risultato è stato prevedibile:
- personale spesso molto giovane e senza adeguata formazione
- scarsa continuità educativa
- attività ridotte al minimo
- problemi organizzativi e di sicurezza segnalati dalle famiglie.
In diversi casi i genitori raccontano situazioni difficili da accettare:
bambini annoiati lasciati senza attività strutturate, spazi poco controllati, verifiche sulle deleghe di ritiro insufficienti.
Addirittura, alla materna alcuni bambini non sono stati puliti e sono stati consegnati sporchi e in lacrime ai genitori.
Il doposcuola delle elementari regge solo perché i bambini più grandi riescono ad autogestirsi.
Ma questo non può essere il modello di un servizio pubblico educativo.
A questo si aggiunge un problema organizzativo cronico: le iscrizioni vengono gestite con tempi incomprensibili. Le famiglie presentano domanda a giugno ma spesso scoprono solo a settembre se il servizio sarà disponibile.
Questo significa che per tutta l'estate i genitori sono costretti a organizzarsi con babysitter o soluzioni di emergenza.
Non è una questione di risorse.
È semplicemente mancanza di capacità organizzativa.
Scuole chiuse nel pomeriggio: una città che non investe sui ragazzi
In molte città italiane le scuole sono diventate luoghi vivi anche nel pomeriggio: laboratori, sport, attività artistiche, spazi educativi per adolescenti.
A Segrate questo non accade.
Molte scuole restano semplicemente chiuse perché dopo una certa ora il personale ATA termina il servizio e il Comune non ha mai costruito un sistema organizzativo per mantenere aperti gli spazi scolastici.
Il risultato è che:
- le palestre restano inutilizzate
- le aule rimangono vuote
- le associazioni faticano a organizzare attività
- i ragazzi più grandi non hanno luoghi educativi aggregativi.
Eppure basterebbe poco:
un coordinamento tra Comune, scuole e associazioni del territorio per trasformare gli spazi scolastici in luoghi educativi anche nel pomeriggio.
Molti altri comuni lo fanno.
Segrate no.
Ma c'è anche di peggio: alle medie Sabin la palestra non è sufficiente a coprire le ore di motoria curriculari quindi spesso i ragazzi sono costretti a farla in giro o, peggio, a saltarla. I genitori hanno chiesto più volte di coprire il campo di basket adiacente ma, anche in questo caso, non sono stati minimamente ascoltati.
Edifici scolastici: interventi annunciati, problemi irrisolti
Negli ultimi anni l'amministrazione uscente ha spesso rivendicato investimenti importanti sugli edifici scolastici.
Ma le famiglie raccontano una realtà diversa: interventi sporadici, manutenzioni incomplete, problemi che si trascinano per anni.
In alcune scuole:
- tetti che continuano a perdere acqua nelle classi
- bagni fuori servizio per anni senza interventi
- controsoffitti che cedono improvvisamente
- infiltrazioni nei nidi e nelle scuole dell'infanzia.
In altri casi intere scuole sono state costrette a trasferirsi temporaneamente per lavori durati mesi.
Episodi che dimostrano come la manutenzione ordinaria – quella che previene i problemi – sia stata progressivamente trascurata.
Il caso più incredibile: l'acqua potabile nelle scuole contiene detriti
Uno dei problemi più assurdi riguarda l'acqua in alcune scuole del territorio.
In diversi plessi l'acqua che esce dai rubinetti presenta da anni residui, sedimenti e talvolta un colore anomalo.
Le analisi hanno certificato che l'acqua è tecnicamente potabile.
Ma la risposta dell'amministrazione alle preoccupazioni dei genitori è stata sconcertante:
l'acqua è bevibile, anche se contiene residui.
Per mesi il problema è stato tamponato con bottigliette d'acqua distribuite durante il servizio mensa. Poi, quando formalmente è stato dichiarato che non c'erano rischi sanitari, si è tornati alla situazione precedente.
Il messaggio comunicato alle famiglie è stato molto chiaro, le figure responsabili del comune hanno detto "cambiare le tubature non é un investimento che intendiamo fare".
il Comune non intende investire nel rifacimento delle tubature.
Quando si arriva a discutere se sia normale che l'acqua della scuola contenga sedimenti, significa che qualcosa nella gestione pubblica non sta funzionando.
Persino le fogne della scuola sono state collegate male.
In alcuni casi si arriva a episodi che sfiorano l'assurdo.
Alla scuola Fermi per settimane i genitori hanno segnalato un odore fortissimo all'ingresso dell'edificio. Le segnalazioni inizialmente sono state minimizzate.
Solo dopo ripetute proteste è stato effettuato un controllo tecnico.
Il risultato è stato sconcertante:
durante un intervento di manutenzione era stato collegato male un impianto fognario e gli scarichi finivano direttamente nei locali interrati della scuola.
Un errore tecnico grave che è rimasto irrisolto per settimane semplicemente perché nessuno aveva preso sul serio le segnalazioni delle famiglie.
In inverno le scuole restano al freddo
Uno dei problemi più incredibili riguarda il funzionamento dei riscaldamenti.
Negli ultimi anni molte scuole di Segrate hanno avuto continui problemi con le caldaie.
I casi segnalati sono numerosi:
- classi fredde alla De Amicis
- metà scuola senza riscaldamento ai Girasoli
- problemi periodici alla Fermi e alla Donatelli
- mensa con temperature bassissime a Milano 2
- scuole completamente al freddo a Redecesio.
In alcune situazioni gli studenti hanno mangiato in mensa con temperature intorno agli 8 gradi.
La cosa più grave è emersa durante un incontro a novembre 2025 tra rappresentanti dei genitori e amministrazione comunale.
È stato spiegato che il contratto con il manutentore delle caldaie era scaduto a maggio e che il nuovo affidamento era stato attivato solo 6 mesi dopo, quando ormai l'inverno era iniziato.
Risultato: per settimane il nuovo manutentore ha dovuto verificare gli impianti senza conoscere nemmeno la documentazione tecnica delle caldaie.
Nel frattempo le scuole rimanevano senza riscaldamento.
Una situazione imbarazzante che non è il frutto del caso.
È semplicemente mancanza di programmazione amministrativa.
Interventi con tempi inaccettabili
Un altro episodio racconta bene il livello di trascuratezza raggiunto.
Ai Girasoli una maestra, entrando ogni mattina in aula, sentiva odore di bruciato quando accendeva la corrente. La segnalazione non ha prodotto un intervento immediato. I tecnici hanno impiegato molti giorni prima di uscire.
Nel frattempo la docente, preoccupata per l'incolumità dei bambini, ha fatto da sola una verifica empirica, individuando una presa da cui proveniva l'odore. Ha quindi deciso di non rientrare più in quell'aula e di spostare la classe in palestrina.
Quella classe è rimasta fuori dalla propria aula per mesi.
Quando finalmente è stato effettuato un intervento, la docente ha continuato ad avvertire odore di bruciato e non si è più fidata a rientrare. La risposta che avrebbe ricevuto è stata, sostanzialmente, che il problema non esisteva e che era lei a essere troppo allarmata.
È una vicenda gravissima.
Perché qui non si parla di un disagio secondario: si parla della percezione di un rischio elettrico in una classe piena di bambini. E di fronte a un episodio così, la lentezza dell'intervento e l'atteggiamento liquidatorio verso chi segnala il problema sono semplicemente inaccettabili.
Sicurezza trascurata: porte, cancelli, accessi
La stessa superficialità emerge anche nella sicurezza degli accessi.
Ci sono porte antincendio che non si chiudono.
Ci sono cancelli che restano aperti o si aprono con facilità.
Ci sono richieste di videocitofoni, piccole protezioni, modifiche minime ma importanti, che restano inevase per anni.
Non si tratta di capricci.
Si tratta di strumenti basilari per rendere una scuola più sicura, più controllabile, più tranquilla per chi ci lavora e per chi ci accompagna i figli ogni mattina.
Quando persino queste piccole richieste restano senza risposta, il messaggio che passa è devastante: il Comune non considera urgente neppure ciò che riguarda direttamente la sicurezza quotidiana dei bambini.
Assessori disinteressati ai problemi reali
A rendere ancora più amaro questo quadro ci sono gli atteggiamenti politici.
Secondo i racconti raccolti, durante sopralluoghi nelle scuole, di fronte ai problemi concreti segnalati dai dirigenti – cose rotte, guasti, richieste inevase – l'interesse dell'assessore non sarebbe andato alla soluzione dei problemi, ma quasi esclusivamente a ciò che poteva essere utile per la parte di efficientamento energetico, probabilmente in funzione delle progettazioni finanziabili.
Questo è un passaggio importante.
Perché nessuno mette in discussione l'utilità di investire sull'energia, sui pannelli, sui fondi esterni. Ma il punto è un altro: se ti interessano solo i progetti che fanno titolo o che entrano nei dossier, e non ti interessano i problemi concreti che dirigenti, insegnanti e famiglie ti segnalano ogni giorno, allora stai amministrando la carta e non la realtà.
Nido alla Merini: un progetto improvvisato che rischia di togliere spazi alla scuola
Un altro episodio emblematico del modo di amministrare di questa giunta riguarda il progetto di trasferire un asilo nido all'interno della scuola primaria Merini.
Il progetto è emerso improvvisamente durante un incontro pubblico, quando il candidato sindaco della maggioranza Francesco Di Chio ha confermato l'intenzione di utilizzare alcune aule della scuola e una parte del giardino per ospitare il nido.
Il problema non è soltanto la scelta in sé.
Il problema è come questa scelta è stata gestita.
Genitori, rappresentanti del Consiglio d'Istituto e associazioni delle famiglie non erano stati informati né coinvolti preventivamente. La notizia è emersa senza alcun confronto con chi vive quotidianamente la scuola.
E quando si è iniziato ad analizzare concretamente il progetto, sono emerse numerose criticità.
Le aule considerate "libere" non sono in realtà inutilizzate:
una è utilizzata per il doposcuola, un'altra per attività scolastiche e una piccola aula è adibita a biblioteca e spazio didattico. In alcune situazioni gli insegnanti sono già costretti a spostare le classi in questi spazi perché alcune aule hanno problemi di riscaldamento.
Ridurre ulteriormente gli spazi significherebbe comprimere attività fondamentali per la didattica.
A questo si aggiungono problemi strutturali e organizzativi evidenti:
- i bagni della scuola non sono progettati per accogliere un nido
- la convivenza tra bambini molto piccoli e alunni della primaria comporta esigenze completamente diverse (riposo, ritmi, sicurezza)
- la sottrazione di parte del giardino ridurrebbe ulteriormente gli spazi esterni per gli alunni.
C'è poi un tema ancora più grande: la totale assenza di pianificazione demografica.
Negli ultimi anni Segrate ha visto aumentare la popolazione e quindi anche il numero di bambini. Le scuole hanno già dovuto gestire classi aggiuntive all'infanzia, alla primaria e alle medie.
In un contesto di crescita demografica, sottrarre spazi a una scuola primaria per inserirvi un nido significa esporsi al rischio di non avere più aule sufficienti se le iscrizioni aumenteranno.
In altre parole, si rischia di creare un problema oggi per generarne uno ancora più grande domani.
Non sorprende quindi che i genitori abbiano chiesto un incontro tecnico per visionare le planimetrie e capire nel dettaglio il progetto. Anche diverse forze politiche hanno chiesto un confronto pubblico su una decisione che riguarda direttamente centinaia di famiglie.
Ancora una volta il punto non è ideologico.
Il punto è il metodo.
Un'amministrazione seria pianifica, condivide, valuta i dati demografici, discute con scuole e famiglie prima di prendere decisioni che cambiano l'organizzazione di un plesso scolastico.
Qui invece siamo davanti all'ennesima improvvisazione.
Ed è proprio questa improvvisazione che negli ultimi anni ha trasformato il sistema scolastico di Segrate da eccellenza riconosciuta a terreno di continue emergenze.
Perfetto, questo tema è molto utile perché tocca quasi tutte le famiglie e permette di mostrare ancora una volta il problema principale della giunta uscente: assenza di controllo sui servizi appaltati.
Mense scolastiche: qualità in calo e rette sempre più alte
Un altro tema molto sentito dalle famiglie di Segrate è quello della mensa scolastica.
Negli ultimi anni molti genitori segnalano un peggioramento progressivo della qualità dei pasti, accompagnato però da un aumento significativo delle tariffe. Oggi una famiglia paga circa 7,50 euro per ogni pasto, una cifra non banale per una mensa scolastica.
Quando il costo cresce, è naturale che cresca anche l'attenzione delle famiglie sulla qualità del servizio. Ed è proprio qui che emergono molte criticità.
Secondo l'amministrazione, i menu attuali sarebbero costruiti sulla base di ciò che i bambini preferiscono mangiare. Ma molti genitori contestano questa interpretazione. I bambini che arrivano alle scuole dell'infanzia e alle primarie di Segrate provengono spesso da nidi dove hanno sperimentato alimentazioni molto più varie e di qualità: basti pensare ai servizi gestiti da realtà come Stripes o Causa Pia d'Adda, dove l'educazione alimentare è parte integrante del progetto educativo.
È quindi difficile sostenere che i menu attuali riflettano realmente le preferenze dei bambini. Piuttosto, molti genitori hanno l'impressione che si sia progressivamente scelto di semplificare i menu, introducendo alimenti meno equilibrati e più standardizzati.
In alcuni casi vengono segnalate anche criticità rispetto alle linee guida nutrizionali. Secondo diverse testimonianze, ogni anno arriverebbero osservazioni da parte dell'ATS sulla presenza di alcuni alimenti – come salumi o preparazioni poco in linea con le indicazioni nutrizionali per l'età scolastica – ma le modifiche ai menu sarebbero minime.
Il risultato è una crescente insoddisfazione.
La "seconda scelta": un servizio che non convince più
Negli anni è stata introdotta anche la cosiddetta seconda scelta nel menu della mensa.
L'idea era quella di offrire un'alternativa ai bambini che non gradivano il piatto principale. Ma con il tempo questo sistema ha perso gran parte del suo senso.
Spesso la seconda scelta è molto simile al piatto principale o comunque non rappresenta una vera alternativa. Per questo molti genitori iniziano a chiedersi se abbia ancora senso mantenere questo sistema.
Il ragionamento che emerge sempre più spesso è molto semplice:
se una famiglia paga quasi otto euro per un pasto scolastico, allora il servizio deve essere di qualità. Se invece la qualità non migliora, allora sarebbe più corretto semplificare il servizio e ridurre il costo del pasto.
Oggi, invece, si ha la sensazione opposta: la qualità scende e il prezzo sale.
Quantità insufficienti e menu poco adatti all'età
Un altro tema riguarda le quantità e l'organizzazione dei menu.
In diverse scuole viene segnalato che nelle classi più grandi – soprattutto nelle quinte – le porzioni non sempre risultano sufficienti. I bambini escono da scuola affamati o devono integrare con merende molto abbondanti.
C'è poi una questione più generale: i menu sono spesso identici per fasce di età molto diverse.
Eppure è evidente che le esigenze alimentari di un bambino di sei anni non sono le stesse di un ragazzo di undici o dodici anni. Una mensa moderna dovrebbe differenziare di più le proposte alimentari, tenendo conto della crescita dei ragazzi, delle loro abitudini e anche delle nuove sensibilità alimentari delle famiglie.
Molti genitori non chiedono piatti sofisticati. Chiedono semplicemente menu più equilibrati, più vari e più adatti alle diverse età.
Commissione mensa: un dialogo che negli anni si è spento
In teoria il luogo di confronto tra famiglie, scuola e amministrazione dovrebbe essere la commissione mensa.
Negli ultimi anni, però, molti genitori raccontano un'esperienza molto frustrante: poca comunicazione, poca trasparenza e scarsa disponibilità a mettere davvero in discussione il servizio.
Il risultato è stato un clima spesso conflittuale o, peggio ancora, rassegnato.
Molte famiglie hanno smesso di partecipare o di segnalare problemi perché la sensazione diffusa è che tanto non cambi nulla.
E questo è forse il problema più grave: quando i cittadini smettono di segnalare i problemi perché pensano che nessuno li ascolterà, significa che il rapporto tra amministrazione e comunità si è incrinato profondamente.
Il vero nodo: il Comune non controlla i servizi che appalta
Alla fine, anche sul tema delle mense emerge lo stesso schema visto su molti altri servizi pubblici della città.
Il Comune affida il servizio tramite appalto e poi sembra limitarsi a gestire l'ordinario, senza una vera azione di controllo e miglioramento.
Ma un'amministrazione non dovrebbe limitarsi ad assegnare un appalto.
Dovrebbe monitorare costantemente la qualità del servizio, pretendere il rispetto dei capitolati, raccogliere le segnalazioni delle famiglie, intervenire quando qualcosa non funziona.
Quando questo non avviene, succede quello che molti genitori di Segrate raccontano: anno dopo anno la qualità scende un po', senza che nessuno intervenga davvero per invertire la rotta.
Quando il Comune smette di pretendere qualità, i servizi peggiorano
Questo è il punto politico vero.
Non è solo una questione di menu o di porzioni.
È una questione di metodo amministrativo.
Se il Comune non fa valere ciò che è scritto negli appalti, se non stimola miglioramenti, se non difende la qualità dei servizi pubblici, allora nel tempo i servizi inevitabilmente peggiorano.
È successo con la manutenzione delle scuole.
È successo con i doposcuola.
Sta succedendo anche con la mensa.
E ancora una volta emerge la stessa conclusione: quando manca una guida amministrativa forte, anche i servizi più importanti per le famiglie finiscono per scivolare lentamente verso il basso.
Il vero nodo politico: non sanno cosa succede dentro le scuole
Alla fine, tutte queste vicende portano a una conclusione molto semplice.
Il problema della sinistra a Segrate non è soltanto che non risolve.
È che spesso non sa nemmeno cosa succede davvero dentro le scuole.
Non conosce fino in fondo i problemi.
Non ascolta chi li segnala.
Non ha consapevolezza dei bisogni reali.
Non ha un sistema di monitoraggio, di priorità, di scadenze, di interventi.
Ogni volta che un genitore o un preside parla con l'amministrazione, la sensazione è la stessa: devono ricominciare da capo, spiegare tutto, dimostrare tutto, insistere su tutto. Come se il Comune vivesse altrove, in un'altra dimensione, lontano dalla vita concreta delle scuole.
Ed è questa la condanna più netta di undici anni di governo della sinistra:
aver trasformato un patrimonio educativo di eccellenza in un sistema lasciato a se stesso, dove persino le piccole cose diventano problemi enormi perché manca del tutto una regia amministrativa seria.
Perché il futuro non può essere affidato a chi ha già fallito.
Una città che trascura le scuole tradisce il proprio futuro.
Perché le scuole non sono una voce di bilancio, non sono un capitolo tecnico, non sono una pratica da rinviare. Sono il luogo in cui una comunità decide se vuole crescere bene oppure no.
La sinistra segratese ha dimostrato in questi anni di non avere né la sensibilità né la capacità per governare questo settore. E se non si è stati capaci di garantire manutenzione, ascolto, sicurezza, organizzazione e programmazione quando si era al governo, non c'è alcuna ragione per credere che lo si farà meglio domani.
Per questo il tema scuola non è marginale.
È uno dei punti in cui più chiaramente si vede la differenza tra chi amministra e chi improvvisa.
Segrate merita di tornare ad avere scuole sicure, curate, ascoltate, vive.
Merita un'amministrazione che sappia programmare i bandi, prevenire i guasti, ascoltare i dirigenti, rispondere alle famiglie, investire con visione.
Merita, in una parola, di tornare all'altezza della sua tradizione.